Ci siamo: Alberto Corasaniti è un giocatore dell’Union Feltre!

Sistemati gli ultimi dettagli in mattinata, è tempo della sospirata ufficialità: Alberto Corasaniti è un portiere dell’Union Feltre. Nato nel ’99 come il collega Davide Tognon, Alberto è reduce dall’esperienza alla Clodiense, con cui ha disputato il girone di ritorno dello scorso campionato ed ottenuto la salvezza. L’immagine ci si ripresenta nitida: ventesima giornata, Chioggia riluce di sole, all’ “Aldo e Dino Ballarin” l’Union Feltre sta conducendo una ripresa d’attacco, ha appena acciuffato il pareggio e non le basta. Pinton dialoga con Rizzo e traccia il cross avvolgente, Madiotto incorna da non più di quattro metri, già scattiamo in piedi esultanti… incredibile, quel portiere l’ha tolta dalla porta, l’ha battezzata, è andato giù in un decimo di secondo e l’ha respinta… Poco più avanti si opporrà pure ad un destro a botta sicura di Cossalter, ma è quel primo intervento a restare impresso sulla rètina.

Alberto Corasaniti, Union Feltre“Me l’ha citata anche il direttore sportivo, quella parata! -sorride Alberto- Bella, sì. E, in un certo senso, emblematica: quelle sono le mie doti. Sono piccolino, per gli standard attuali. Ma in quanto a senso della posizione, a reattività, a tempi di risposta su conclusioni ravvicinate, penso di sapermela cavare…”

E coi piedi? Scotta la palla? “Per niente! Mi ci sento a mio agio, fin dalle giovanili mi hanno insegnato a giocarla dal basso, è una cosa che mi piace. Ovviamente, bisogna sapersi adattare a ciò che ti viene richiesto. A Chioggia, per dire, si preferiva andare subito sul lungo: nessun problema”.

A proposito di giovanili, tu sei tutt’ora di proprietà del Cittadella: quante stagioni hai fatto in granata? “Una di Berretti, una in Primavera, sei mesi nel giro della Prima Squadra, ma già l’anno prima ne avevo fatto parte durante il ritiro estivo… Proprio al Cittadella è legato il ricordo più bello che ho, sin qui, calcisticamente parlando. Era il 2016, andammo a Roma a giocarci le finali nazionali della Berretti. Non eravamo certo la squadra che partiva coi favori del pronostico. Però, fummo grandiosi: vittoria in semifinale contro la Cremonese, che in campionato ci aveva messo sotto, e poi la finale con l’Arezzo, per me indimenticabile. Ci mancava per squalifica il difensore centrale Varnier, passato da pochi giorni all’Atalanta. Per lo stesso motivo, era fuori Pietro Zonta, che qui all’Union Feltre potrò riabbracciare. Insomma, mezza difesa ai box. Eppure, facemmo un primo tempo stupendo, chiudendolo avanti per 2-0. Nella ripresa, ad un certo punto, i toscani riuscirono ad accorciare le distanze…ma non ce n’era, stringemmo i denti e portammo a casa una vittoria straordinaria!”.

Hai un modello nel tuo ruolo? “Mi piaceva un sacco Julio Cesar, come me non un gigante, bravissimo coi piedi. Ora c’è un altro brasiliano che mi fa impazzire, ed è Alisson della Roma”. Quella partita con l’Atletico, all’Olimpico…impressionante… “Quella sera fu una cosa incredibile, ma non solo quella… E’ proprio forte forte…”

Che obiettivi ti poni, Alberto, per la stagione che va ad iniziare? “Cominciamo dalla squadra: non voglio sparare alto, poi dicono che gufi… Miglioriamo lo scorso campionato, intanto. E, per quel che riguarda me, io voglio giocare il più possibile, e giocare meglio dello scorso anno”.

Nel senso che non ti eri piaciuto? “No, nel senso che so di avere ancora ampi margini di crescita, e all’Union Feltre voglio migliorare”.

In bocca al lupo, allora, ragazzo!

(AC)

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